Giudici d’Europa, dannosi
La sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea, che invita i giudici italiani a disapplicare la legge che prevede la detenzione per il reato di immigrazione clandestina, è un capolavoro di ipocrisia. La base giuridica su cui si appoggia è la direttiva sul rimpatrio degli immigrati illegali, praticamente inapplicabile se non esistono strumenti coercitivi. Secondo i parrucconi del Lussemburgo, per combattere l’immigrazione clandestina basta emettere un documento di espulsione.
20 AGO 20

Non è chiaro se sia la direttiva europea a essere tremendamente inadeguata, o se sia l’attitudine dei giudici della Corte europea particolarmente cavillosa e orientata a osteggiare le legislazioni nazionali difensive, magari con una ostilità particolare per l’Italia. Probabilmente sono vere ambedue le cose. Nell’insieme, se ne trae la conclusione che le istituzioni europee non soltanto non sono in grado di coordinare l’azione necessaria per controllare e gestire i flussi migratori, ma che pure rappresentano un intralcio formidabile. Naturalmente ci sarà chi ci spiegherà che la reazione irritata contro questa nuova angheria fatta all’Italia è solo la conseguenza del cosiddetto “euroscetticismo” della destra. In realtà, anche gli europeisti più convinti dovrebbero rendersi conto che è esattamente il contrario. L’Europa che interessa ai cittadini è uno strumento di coordinamento degli sforzi nazionali per risolvere i problemi; quella che di questa sentenza, invece, è un’Europa arcigna, e che soprattutto i problemi li aggrava, per giunta con un’ipocrisia giuridico-umanitaria che suscita ripulsa.
La Corte di Strasburgo voleva proibire i crocefissi a scuola, ora quella di Lussemburgo vuole lasciare libertà di movimento ai clandestini (a quanto pare solo in Italia). Se la fonte di questa sentenza è la direttiva europea – del che è lecito dubitare data la disparità di trattamento riservato ad altri paesi in cui vige eguale reato di immigrazione clandestina – vuol dire che bisogna cambiare la direttiva. Se è l’interpretazione di quei giudici ad averne esasperato le insufficienze, sarebbe bene cambiare anche loro.